Il pop-gruppo segue i giovani musicisti e li sprona a continuare oltre a parole anche coi fatti. Ed è per questo che alla terza edizione del pop6ore abbiamo fatto suonare anche Alessandro Polidori: giovane pianista tutt’altro che in erba. Leggiamo l’intervista.
Qualcuno, non ricordo chi, parlandomi di te ha usato il termine “genietto“, mentre io ti definii il Joe Hisaishi in bermuda. Cosa spinge un pianista classico del tuo calibro ad ascoltare gli Altro?
Bella domanda! Sinceramente non lo so. Ho sempre ascoltato e suonato di tutto, da Beethoven al jazz, dal canto gregoriano all’hardcore più marcio. Diciamo che mi piace tutto! Un musicista deve sapere apprezzare qualsiasi cosa, anche ciò che ci sembra più strano e/o incomprensibile. Non ci sono quindi limiti nel mondo musicale. Il linguaggio si evolve, le forme tipiche cambiano, le accordature ed i tipi di strumenti mutano continuamente nel corso degli anni, ma la storia rimane invariata. La musica è un qualcosa di libero, che ci appartiene. E deve essere sfruttata nei modi più sani e (possibilmente) originali possibili.
Il tuo discorso lo condivido fino ad un certo punto, pur essendo un ascoltatore onnivoro evito accuratamente alcune cose, tipo la classica, il brit-metal o il pop radiofonico becero, senza contare il mio odio viscerale verso il jazz canonico. Ma come mai hai cominciato a suonare il piano invece della più classica chitarra elettrica a cui approciano il 90% di ggiovani?
A 6 anni mio padre mi regalò una tastiera schifosissima, ma me ne innamorai subito. Iniziai così a prendere lezioni di piano, e nel frattempo iniziavo ad ascoltare Jon Lord, Keith Emerson, Chick Corea. La chitarra elettrica non sapevo nemmeno esistesse.
Quindi possiamo dire che hai avuto una maturazione diversa dal solito. Per dire: io a 16/17 anni puntavo tutto sulla distorsione della chitarra. E invece riguardo il tuo disco? Parlaci un po’ delle idee che ci stanno alla base e come lo hai realizzato.
Il mio disco l’ho registrato a 17 anni, in uno studio di Fano. All’”epoca” ero molto influenzato dallo stile lo-fi di Daniel Johnston e volevo realizzare qualcosa di estremamente intimo, che rispecchiasse i miei stati d’animo di quel periodo. Volli tentare quindi di accostare brani “new age” al pianoforte con canzoncine banali e melense alla chitarra. L’idea era quella di registrare tutto il disco con una qualità sonora pessima, tant’è vero che mi presentai in studio con una chitarrina Meazzi del ’64 di mio padre. Per fortuna mi prestarono una chitarra professionale dello studio. Alcuni brani al pianoforte li avevo già composti quando andavo alle elementari, altri erano frutto di improvvisazione in tempo reale, come “Il burattino“. Tuttavia rimane un disco acerbo e forse anche un po’ vuoto, dove il punk prevale un po’ su tutto, ma me ne accorgo solo adesso. Attualmente sto mettendo a posto vari tasselli per un futuro disco.
Daniel Jonhston è uno che tutti dovrebbero apprezzare. Uno che a 17 anni compone robe come fai te è degno di stima. Cosa ha comportato per te suonare al pop6ore? Racconta un po’ la tua esperienza.
Suonare al pop6ore è stata una bellissima esperienza ed una grande sorpresa, anche perchè di rado mi esibisco in pubblico. Insomma, mi sono divertito un sacco, sia perchè è stata una serata “in casa”, sia perchè ho anche potuto risfoderare le vecchie bacchette con la Pesaro All Star Band!
Come mai hai suonato una cover degli Altro? Quindi ci sarà un nuovo disco in futuro? E oltre ai tuoi progetti solisti hai in mente altro?
Ho suonato una cover degli Altro perchè nella ristampa di “Prodotto” in musicassetta è stata inserita anche una mia cover di Minuto e Posta, fatta appunto col piano. Comunque coverizzare gruppi pesaresi anche datati come Boohoos ecc mi diverte un sacco. Per quanto riguarda “i progetti solisti” ho in mente di riarrangiare un po’ di miei pezzi in chiave rock, con batteria ecc. Il nuovo disco ci sarà, ma solo quando avrò tutte le carte in regola. Comunque il futuro non mi interessa minimamente; preferisco pensare al presente.
Benissimo e, ultima cosa, se uno volesse ascoltare le tue cose, come deve fare? Hai qualche link?
Certo, c’è qualche pezzo su youtube e myspace… basta scrivere Alessandro Polidori… e poi boh, c’è sempre il disco al Plastic, per i più spendaccioni!
